Gli Invincibili e la finale di Champions League (2003-06)
Il capitano dell'Arsenal Patrick Vieira leva al cielo il trofeo della Premier League 2003-04Seppure dolorosissima, la sconfitta contro il Leeds sarebbe stata l'ultima dell'Arsenal di lì a quasi un anno. Il 2003-04 fu, infatti, una stagione da record per Vieira e compagni, un'annata in cui il campionato fu vinto dominando in maniera incontrastata (26 vittorie, 12 pareggi, nessuna sconfitta), distanziando di 11 punti il Chelsea. L'Arsenal fu la seconda squadra a riuscire nell'impresa dopo il Preston North End nel 1888-89 (il Preston, però, rimase imbattuto per 22 partite, che allora equivalevano all'intero campionato). Nelle coppe, invece, si assistette alla rivalsa delle avversarie inglesi sull'Arsenal: i Gunners furono sconfitti nei quarti di finale di Champions League e in semifinale di FA Cup rispettivamente dal Chelsea e dal Manchester United, in due partite consecutive. A quel punto la squadra della capitale, che rischiava di finire l'annata senza successi, affrontò il Liverpool e, malgrado lo svantaggio iniziale, riuscì a rimontare, portandosi prima sul 2-1 e poi sul 4-2. Fu Thierry Henry, autore di una tripletta, il grande protagonista dell'incontro. Il pareggio per 2-2 al White Hart Lane contro il Tottenham Hotspur fece il paio con quello del 1971 e sancì il titolo dell'Arsenal.
La stagione successiva vide il Chelsea disputare una stagione da record. La squadra di Wenger si piazzò seconda, 12 punti dietro i Blues, ma riuscì ad estendere la propria imbattibilità fino a 49 partite consecutive, primato per il calcio inglese. Il record fu eguagliato con una vittoria per 5-3 contro il Middlesbrough (l'Arsenal conduceva 3-1 a inizio ripresa) e poi battuto con l'affermazione netta (3-0) contro il Blackburn Rovers. Il 2-0 subito in casa del Manchester United interruppe il filotto ed ebbe ripercussioni sul morale del gruppo, che nel giro di alcune partite abdicò dalla battaglia per il titolo, salvo risollevarsi verso la fine del torneo, quando un crescendo suggellato dal 7-0 all'Everton portò i Gunners al secondo posto. In Champions League l'epilogo fu ancora una volta insoddisfacente: fu il Bayern Monaco a eliminare gli inglesi al secondo turno (3-2 per i tedeschi il risultato complessivo). L'Arsenal non finì, tuttavia, la stagione a mani vuote, perché si aggiudicò la terza FA Cup negli ultimi quattro anni, battendo per 5-4 ai rigori il Manchester United dopo lo 0-0 dei centoventi minuti di gioco.
Indebolito dalla cessione della bandiera Patrick Vieira alla Juventus nell'estate del 2005[15], l'Arsenal del 2005-06 fu deludente in patria, dove non fu in grado di competere per nessun trofeo. Il cattivo ruolino di marcia esterno, che vanificò alcune larghe vittorie interne che pure non erano mancate (5-0 contro l'Aston Villa e 7-0 contro il Middlesbrough), costrinse l'Arsenal a trascorre gran parte della seconda porzione della stagione al quinto posto o più in basso, tanto che per la prima volta dal 1997 la squadra corse il pericolo di restare fuori dalla Champions League. Poi giunsero tre successi nelle ultime tre giornate, l'ultimo dei quali per 4-2 contro il Wigan Athletic in quella che è passata alla storia come l'ultima partita giocata ad Highbury. Proprio la vittoria contro il Wigan, abbinata alla sconfitta del Tottenham Hotspur per opera del West Ham United, significò qualificazione in Champions League per l'Arsenal, che scavalcò in graduatoria gli Spurs, quarti prima del match.
In contrasto con il rendimento in Inghilterra, quello all'estero fu nel 2005-06 molto più brillante: i Gunners raggiunsero la finale di UEFA Champions League per la prima volta nella loro storia, diventando il primo club di Londra a riuscire nell'impresa. Dopo aver vinto il proprio girone senza sconfitte precedendo Ajax, Thun e Sparta Praga (sul terreno dei cechi Thierry Henry realizzò due gol che lo proiettarono in cima alla classifica dei marcatori di tutti i tempi del club), l'Arsenal eliminò Real Madrid (prima squadra inglese a sconfiggere il Real al Bernabéu), Juventus e Villarreal, per un totale di dieci partite senza subire reti, un primato per la competizione. Nella finale dello Stade de France di Parigi si vide opposto al Barcelona e rimase in dieci uomini per l'espulsione, nel primo tempo, del portiere Jens Lehmann. La formazione di Wenger passò in vantaggio con Sol Campbell (colpo di testa su calcio di punizione al 37° minuto), ma, a dispetto di una strenua difesa, cadde sotto i gol di Samuel Eto'o e Juliano Belletti negli ultimi minuti. Il Barcellona vinse per 2-1 e sollevò il trofeo.[16]
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